20/11/2009, ore 08:27

E le immagini -a volte- vedi post su osservare è amare. Le cose pese stanno giù.

Riguardo le foto di quando era piccolo o piccolissimo (qua è senza denti, qua al parcogiochi con il fucile)(usciva nei campi con gli amici di cui due profughi di guerra e facevano le battaglie, fabbricavano i fortini, salivano sulle piante)(ho passato un periodo di punti al pronto soccorso che alla fine mi dicevano ancora qua? E chi si è tagliato stavolta?). Penso alla volta in cui quindicenne è crollato di nervi e ha pianto mezza giornata e poi è venuto mio fratello e anche con lui giù sfoghi e tristezze. Ricordo quando ha sfondato un armadio con un pugno o mi mangia tutto il prosciutto ma lascia il cartoccio vuoto in frigo e se mi incazzo ride. Se tutto questo e altro mi provoca subbugli di ogni genere, ci sono un pozzo di motivi. Credo si capisca.

Non è facile descrivere cosa si prova quando improvvisamente guardi un viso e ti distrai pensando che quell'uomo proviene da te.

E' bello. Quando vai in giro con lui le donne smettono di fare quello che stanno facendo e l'occhio scappa via dentro a quella faccia tamarra e perfetta. E' bello senza didascalie, senza via di scampo. Non se ne accorge e pensa di essere uno sfigato, mentre lascia dietro di sè una scia di adoranti abboccamenti. Se glielo dici risponde beh ma tu sei mia mamma, ovvio.
 
Oggi compie vent'anni.


cristina13

19/11/2009, ore 08:08

Mah. Se invece di quello sguardo a fessura, invece di quella smorfia da cattivo degli spaghetti western, invece di quello sprezzante atteggiamento. Magari qualcuno poteva anche aver pena di lui, pluriomicida che scappa da una vita.

Beh, metti che la prende male. Il figlio, intende. Lei ha questo amore segreto, ufficialmente un mio amico. Il figlio ha quindici anni. E' separata da cinque, minimo. Si vedono di nascosto, una volta ogni tanto. Abitano nello stesso paesino. Lui si sta separando. E poi metti che la prende male. L'ex marito, intende. Fino ad ora ha vissuto nel limbo, controllando di tanto in tanto che moglie e figlio continuassero la loro noiosa esistenza preciso uguale a quando in quella casa ci dormiva pure lui. Mi incazzo, sbotto un ma cosa aspetti, poi taccio. Giro il cucchiaino, parlo d'altro, evito di guardarle un'altra volta gli occhi. Sento salire la rabbia.

Come sei bella. Appoggiata al muro di quel vecchio palazzo, stanca che la schiena mi butta segnali disperati. Sento le guance che cambiano di temperatura, guardo i vetri sottili. Un attimo, velocissimo, di sensazione piena, rotonda, sfuggevole come il vapore che esce dalla bocca : un guizzo di felicità. Poi smette.
cristina13

17/11/2009, ore 17:55

Ma lo prendi di sera il tè? No. Allora sei scema. Si, sono scema.
Sorride, la faccia si spacca in mille piegoline, ha i denti distanti uno dall'altro, coloratini, da tabagista.
L'altra ha gli occhiali senza montatura, spessi, il rossetto maròn chiaro messo da poco, gioca con la borsetta appoggiata al bancone, è più giovane e curata.
La prima stacca gli antitaccheggio dai vestiti, le rimane addosso l'impronta del sorriso di prima, come una smorfia. Io mi guardo nello specchio alle sue spalle, cerco e trovo la posizione migliore, quella che leva più difetti. Un portatile aperto con attaccata la chiavetta e le chiavi, acceso, fa da barriera.
Una terza figura imbusta e mormora mentre digita i prezzi sul registratore. Ha una french con i brillantini oro e un prognatismo non sgradevole. Sta attenta a non rovinarla, muove le mani con misura.
Sono affascinata anche se non sta succedendo niente.
Siamo mediamente stanche, in un negozio brutto, in una sera brutta. Ma siamo belle, non so se mi spiego.

cristina13

16/11/2009, ore 08:09

C'era questa villa liberty con dentro tantissimi banchetti zeppi di libri. Una fiera di piccoli e piccolissimi editori.
Osservazioni e ricerche: ho notato che ormai ci si ingegna a vendere un po' di tutto per sopravvivere e quasi a volte non capisci cosa si intenda per libro: la sensazione è che si spaccino cornici per quadri, mi fa tristezza. Eppoi va molto di moda il giallo. Fin troppo, direi. C'è parecchia roba di cucina creativa contaminata dalla letteratura (vecchie ricette recuperate con ironia, un po' come si fa con gli avanzi del frigo). Evergreen sono le collane mistico casearie e quelle che stanno sulla scia delle mode commerciali, tipo i fantasy con le copertine pacchianissime, le biografie trucide o i librini stitichini di cartoncino ruvidino con pochissimi fronzolini che uno dice ahh, questo è da intenditori. Ci sono libri per l'infanzia dove si racconta di cose che le piccole menti non devono sapere, quindi divertentissime (un coccodrillo che ha fame di bimbi, per esempio). Ecco, più o meno.
Ogni tot qualcuno fa una lettura (che tanto ci raccomandavano le maestre) che qua si chiama riding. E poi ci sono i giovani autori emergenti -dove per emergenti si intende sconosciuti di tutte le età e abilità letterarie. E' assai imbarazzante, credimi, se ilpoetaemergente ti declama con voce stentorea una poesia brutta senza rimedio. C'è una gran concentrazione di facce alternative tendenti al bizzarro, il che è piuttosto desueto, nella sonnolenta ed umida provincia. Qua siamo avvezzi agli stormi di tamarri o grappoli di sciure al pascolo, di domenica. Sono lì, tutti arrotolati nelle loro belle sciarpine ecologiche, con le loro belle borsettine di traverso e le loro montature di occhiali da editori. Arrivano speranzosi di diffondere un lumicino di cultura, nel tentativo di farsi notare e, mica brutta come idea, di vendere qualcosina per ripagar le spese. Un sottobosco di grandissime illusioni, di folli speranze e di belle lettrici. Mi sa che purtroppo si tratti di un mondo di morti di fame, mi sa. Se sei creativo ma povero ho idea che la strada sia ardua ed erta. Poveri ma belli, neh.
Ce ne sarebbero state, di scoperte sensazionali, son sicura, se solo avessi cercato. Ma c'era troppa roba, troppa gente, troppe idee, troppo caldo e poca voglia di pensare. Quindi ho investito tre euro in un librino di racconti (Bassini, sono andata sul sicuro), ho notato romanzi scritti da bloggers (anvedi), ho fatto incetta di cataloghi e bon. Ciao.
cristina13

14/11/2009, ore 10:23

Ieri nel tardo pomeriggio mi sono barricata in cucinino: focaccia di farro al sale, arrotolato di pollo, spezzatino di manzo alle erbe (e una carota, via), coste con la noce moscata in un modo che insomma son mangiabili, zucca al burro. Motivo? Cucinare mi fa da ansiolitico. Però poi Perfy si è scofanata un mezzo chilo di spezzatino con polenta: e per fortuna che le ficco la pappa reale per tenerla su.


Ecco, vedi? Ho già sbagliato: ero partita bene con la ricetta poi alla fine ho scritto cose deprimenti e personali, ecco. Allora copincollo roba che ho nelle scorte, titolo: tipi di lavoro che vorrei fare anche una volta e poi bon.

1 l'utilizzatrice finale di frigoriferi. Quella che rovista e trova fondi e resti e pezzettini e recupera, inventa, aggiusta. E rende mangiabile.
2 la decoratrice di viadotti, cavalcavia, muri e muretti, aree dismesse, zone depresse. Così tu alzi distrattamente gli occhi, sbirci fuori dal finestrino e vedi una cosa bella, ma bella, ma bella. E sorridi.

3 quella che ti legge la mano. Direi cose sbagliate, inventate. Direi che sta proprio per succederti una cosa bella. Quella che aspetti da una vita.

4 la cantante della notte che esce tardissimo, quando l'ormai scarso pubblico nel localino è stanco ma rilassato e si ferma giusto per prendere lo slancio e ritornare. Così, ascoltandomi cantare, improvvisamente ricordi quella tal cosa o quel tal momento e stai così, sospeso.

5 la risponditrice di telefonate sbagliate: dopo un po' che parli ti accorgi che non è lei ma non fa niente, tanto si va d'accordo, insomma si fa due parole e ci si saluta, in fondo è stato bello.

6 quella che ti tiene il posto dal dottore, sta lì e conversa con le anziane pazienti, legge le riviste, chiede chi è l'ultimo e sorride ai bambini.

7 la lettrice di etichette: quella che gira per le corsie dei supermercati alla ricerca di gente presbite che ha perso gli occhiali e vuol leggere le parole piccole.

8 la soffiatrice di nasi, l'asciugatrice di lacrime e l'allacciatrice di scarpe. Vietata ai maggiori di sei anni, spiacente.
9 la portatrice di brioches tiepide di prima mattina, magari quando si pensa che non ti pensi nessuno.

E ciao.

cristina13

13/11/2009, ore 14:44

Non commentare le notizie. Succedono cose talmente brutte cattive sporche violente e deprimenti che leggerle basta e avanza. Si, avrei da dire la mia, ma con tutta probabilità riporterei solo banalissime considerazioni (condivisibili o meno) che non aggiungono una cippa a quanto già detto.

1 Non descrivere i dubbi. Succede questo: mi sembra di essere l'unica a pormi un sacco domande. Quindi arrivo a concludere beh, se nessun altro si interroga vuol dire che son tonta, che gli altri hanno capito e io no. Un po' come quella della marezzatrice, per dire. Mi dico ma possibile che a nessuno sia venuta la curiosità?

Non raccontare cose personali. Precedenti esperienze mi hanno condotta sulla retta via della prudenza. Magari se riportassi episodi prudevoli o drammatici della vita mia riceverei gran giovamento e ottimi consigli, ma anche qua finisco con l'autocensurarmi. Invecchiando si impara a grattare in separata sede le proprie rogne.

Inoltre spesso subentra una malinconia diffusa e persistente, un'impronta umido fredda e grigiastra che permea le cose e le vite. Una patina come se si guardasse la vita da un foglio di carta da lucido si frappone ostinata tra i miei occhi e l'intorno. Allora si teme di scrivere deprimenti resoconti che nulla hanno a che vedere con qualcosa di piacevole. E non si fa.

Poi una dice che il blog è morto. Ettecredo: che duepalle scrivere cose deontologicamente corrette.

cristina13

12/11/2009, ore 08:16

C'è questo amico storico che mi racconta delle serate a tema dove partecipano quelli che se ne intendono ma veramente. Dice che quando fanno la degustazione alla cieca non beccano mai il vino. E rido un po', perché me li vedo, tutti tronfi e posati come quel film dove Nino Manfredi si sbaglia e serve al cumenda un vinaccio cantine sociali tra gli astanti estatici.

E c'è quella volta che ho visitato una villa barra lochescion evento, con un paio di cedri in giardino di dimensioni colossali e a un certo punto è saltato fuori il Signore. Che se non l'avessi visto con questi occhietti verdi non ci credevo tanto era stereotipato: i favoriti grigi, la giacca di velluto, il viso solcato da nobili rughe, l'accento indefinito. Anche questo sembrava uscito da un film.

Poi c'è questo palazzo che sta cadendo a pezzi, sede di un'azienda agricola stramega prestigiosa di cui ho potuto sbirciare un due tre saloni. Freddo, ingrigito dalla polvere, ma che splendore l'eco dei fasti ottocenteschi. La traccia della magnificenza. Credo che nella chiesetta di famiglia riposino le spoglie dei blasonati avi. Che tentazione, avrei voluto scappare per i corridoi, conoscere la storia. E invece bon, visita cantine e discussione su come impostare l'etichetta brut saten.

Ecco, queste son due tre cose della Franciacorta che mi vengono in mente.
cristina13